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Fu
il più antico, anche se di pochissimo, profeta
scrittore. Tutti i profeti precedenti, infatti,
non avevano scritto (o fatto scrivere) la loro predicazione.
Amos predica nel regno del nord, Regno di Israele,
con capitale Samaria, pur essendo "residente"
nel regno del sud, Regno di Giuda, poco distante
da Betlemme, a Tecoa, dove faceva di mestiere il
pastore (Am. 1, 1/7, 14-15).
Predica
intorno al 750 a.C., 30 anni prima della fine del
Regno d'Israele (721 la distruzione di Samaria e
la deportazione in massa della popolazione).
Potrebbe
benissimo essere definito la Cassandra della situazione,
dato che preannunciò la distruzione di ogni
cosa in un momento in cui tutto sembrava andare
per il meglio: massima estensione dei confini territoriali
in seguito a fortunate conquiste e, di conseguenza,
notevole benessere economico.
Ma,
d'altra parte, sempre chi ha" l'occhio più
lungo" (le cassandre, appunto) vede quel che
i molti non vedono e Amos, spinto da Dio (II
Pt 1, 21), vede che la prosperità
politico-economica poggia su basi troppo precarie,
che non avrebbero potuto garantire stabilità.
La
vita del regno, infatti, era costellata di aspetti
assolutamente negativi che Amos denuncia vigorosamente
(tanto che viene esplicitamente invitato ad andarsene:
(Am 7, 12): disonestà
ingiustizia violenza (Am 8, 4-6 /
5, 10-13 / 4, 1), superbia (Am
6, 13-14), religiosità solo esteriore
(Am 8, 5-6).
Data
questa situazione, Israele perde la protezione divina
(Am 8, 2) che pure aveva sempre
avuto (Am 2, 9-11), anzi,
Dio gli sarà contro (Am 7,
8-9) e sarà distrutto come nazione,
deportato dagli Assiri in terre lontane (Am
5, 27).
Ma
anche la "cassandra" Amos non manca di
lasciare una speranza: una volta che i frutti marci
saranno stati tolti via, rimarrà un residuo
che sarà ristabilito nei favori di Dio. "Io
libererò dall'esilio il mio popolo,
e non saranno mai più sradicati dalla terra
che io ho dato loro, dice il Signore, il tuo Dio."
(Am 9, 14-15).
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